The Legend Of The Burning Man

14 01 2007

1725:Caso Signora Nicole Millet
Il lunedì di Pentecoste nel febbraio 1725, nella città francese di Rheims, una tale signora Nicole Millet, moglie del proprietario della locanda ‘Lion d’or’, fu trovata bruciata su una poltrona rimasta intatta. Il marito fu accusato di uxoricidio, ma un giovane chirurgo, il dr. Claude-Nicholas Le Cat, fece di tutto per dimostrare che si trattava di un caso di autocombustione umana, così il Millet fu graziato. Il verdetto fu: la donna era stata visitata dal “fuoco divino”. Il caso ispirò un ricercatore francese, Jonas Dupont, che raccolse tutta la casistica disponibile su questo fenomeno così misterioso in un volume che pubblicò a Leida nel 1763 ‘De incendiis corporis humani spontanei’. Nel suo libro ‘Secrets of the Supernatural’ Joe Nickell scrisse che i resti della donna non furono ritrovati su una sedia rimasta intatta, ma piuttosto, che una parte del suo cranio, alcune vertebre e le “parti inferiori del corpo” (quali di preciso non è dato di sapere) furono ritrovate in un punto del pavimento della cucina bruciata anche questa. Non citava però il dottor Le Cat e disse che la corte che aveva processato il marito, aveva attribuito la morte della Millet all’autocombustione umana. Le sue fonti erano: “Theodric and John Becks’ Elements of Medical Jurisprudence”(1835), George Henry Lewes ‘Spontaneous Combustion’ tratto da Blackwood’s Edinburgh Magazine n. 89 dell’aprile 1861, e Thomas Stevenson: ‘Principals and Practice of Medical Jurisprudence’. Nickell rilevò inoltre altri particolari intriganti sulla faccenda da quelle sue fonti. Come il fatto che la Millet si ubriacava tutti i giorni, e fu vista l’ultima volta quando, incapace di prender sonno, era andata in cucina per ‘riscaldarsi’ e che poi i suoi resti furono ritrovati a pochi metri di distanza dal camino della cucina. Da ciò Nickell trasse la conclusione che la donna si ubriacò, svenne sul camino e prese così fuoco.

1731:Caso Contessa Cornelia
Uno dei primi casi registrato in Italia è datato 4 aprile 1731 ed ha per protagonista Cornelia Bandi, una contessa veronese di sessantadue anni con una salute di ferro. Quella sera, si addormentò dopo aver chiacchierato con la sua cameriera. L’ indomani mattina, verso le 8,30, come sempre, la cameriera andò a svegliare la padrona. Ai suoi occhi si presentò un orribile spettacolo: “il pavimento della camera”, riferisce una cronaca dell’ epoca, “era cosparso di grosse macchie umide e vischiose, mentre un liquido giallastro colava lungo la finestra”. Tracce di fuliggine imbrattavano i mobili. Al contrario, il letto non era stato danneggiato e le coperte spiegazzate indicavano che la contessa Bandi aveva avuto il tempo di alzarsi. Giaceva a poca distanza dal letto stesso: un piccolo mucchio di ceneri, le gambe intatte, sempre inguainate di seta, metà della scatola cranica. Il medico legale e le autorità furono incapaci di spiegare che cosa potesse essere accaduto. Il magistrato incaricato di stendere il rapporto, scrisse: “Sembra che nel petto della contessa si sia acceso un fuoco spontaneo”. E chiuse il caso. L’ osservazione di quanto accadde alla contessa Bandi coincide con ciò che è stato osservato in occasione di altri casi di combustione umana spontanea.

1782:Caso Anziana Donna
Sempre in Francia, a Caen, il 3 giugno 1782, un’ anziana donna svanì in fumo. Mèrille, il medico incaricato di esaminare il caso, scrisse:”Il capo era posto su uno degli alari, a quarantacinque centimetri dal fuoco. Il resto del corpo giaceva di traverso, davanti al camino, ed era ridotto ad un mucchietto di ceneri. Benché fosse una giornata fredda, nel focolare c’ erano solo due o tre pezzi di legno bruciati”. Onestamente, aggiunse che, nella giornata precedente la tragica fine, l ‘anziana donna era stata vista da alcuni testimoni bere parecchi litri di vino e molto cognac.

1870:Caso Donna Anonima in Francia
Una donna rimasta anonima, poco prima del 1870, quando fu raccontato in Francia, fu ritrovata bruciata nella sua stanza due ore dopo che il marito la vide per l’ultima volta. Aveva notato poi che la porta era molto calda e riuscì ad entrare passando dalla finestra e dentro ritrovò la moglie col torso completamente bruciato e le gambe intatte. Joe Nickell nel suo libro ‘Secrets of the supernatural’ aggiunse che la donna era ubriaca quando fu vista per l’ultima volta viva, e che il paviemento stava ancora ardendo quando il corpo fu ritrovato, e che la donna era parzialmente distesa a terra, anche se non c’era nessun incendio in corso. Thomas Stevenson, nel suo ‘The Principles and Practices of Medical Jurisprudence’ suggerì che la donna poteva anche avere addosso una scatola di fiammiferi e che, nel suo stato di ebbrezza alcolica, poteva essere accaduto quello che era accaduto ma in modo meno misterioso.

1885:Caso Signori Rooney
Nel dicembre 1885, i signori Rooney furono ritrovati morti nella cucina di casa loro dal domestico, John Larson, e dal figlio John, in Illinois. L’ultima volta che i due furono visti vivi era la sera precedente, quando si erano scambiati gli auguri di natale. Il mattino dopo Larson scoprì il capofamiglia accasciato e morto sulla sedia dov’era seduto la sera prima, mentre la moglie fu trovata dopo che Larson era corso alla casa del figlio dei due per chiedere aiuto. I resti della donna erano in fondo ad un buco nel pavimento della cucina: il suo corpo era stato ridotto ad un mucchietto di cenere, mentre il teschio era rimasto intonso assieme a due vertebre, ed un piede. Nient’altro nella cucina era stato ritrovato danneggiato o manomesso. Le indagini della polizia e del coroner portarono alla conclusione che la donna era rimasta vittima del fenomeno dell’autocombustione umana mentre il marito era rimasto asfissiato dai fumi emessi dal suo corpo che si andava bruciando. John Larson fu discolpato dall’accusa di omicidio in quanto le polveri dell’incendio si erano depositate sul suo cuscino creando un contorno attorno alla testa, che provava che lui aveva dormito lungo tutto l’avvenimento. Invece, Joe Nickell, nel suo libro ‘Secrets of the Supernatural’ ci dà un resoconto tutto diverso, Nickell apprese che Larson si era sentito male ed aveva preso a vomitare quando si era svegliato il mattino della scoperta della morte dei suoi datori di lavoro, e che nella cucina tutto era stato trovato ricoperto da una cenere nera ed oleosa. Vi erano incertezze sul luogo del ritrovamento del corpo di mr. Rooney, chi diceva vicino o al tavolo di cucina, chi nella stanza da letto del primo piano. Mentre i resti della moglie, secondo Nickell erano solo un po’ di ossa ed un mucchietto di cenere, volendo suggerire con ciò che anche se non è dato di sapere se il forno fosse acceso nel momento in cui il corpo della donna aveva preso fuoco, avrebbe potuto benissimo causarlo lei stessa tentando di accenderlo.

1908:Caso Wilhelmina
Il 22 marzo 1908, a Whitley Bay, una piccola città del Northumberland, Margaret Dewar trovò in fase di combustione la sorella Wilhelmina. Dopo aver chiamato i vicini entrò di nuovo nella stanza: si scoprì che la donna era morta ma che le lenzuola e le coperte del letto non erano affatto bruciate: inoltre, non si vedeva traccia di fumo nella casa. Durante l’ inchiesta Margaret continuò a sostenere il proprio racconto. In tribunale, tuttavia, ritrattò la deposizione, ammettendo di aver scoperto la sorella bruciata, al pianterreno della casa, e di averla aiutata a salire le scale e a mettersi a letto, dove era morta. I medici legali posero agli atti questa deposizione senza batter ciglio, dichiarando chiuso il caso. In realtà, erano state esercitate pressioni su Margaret perchè modificasse la prima versione, cosa che la donna aveva fatto senza curarsi di una grossa incongruenza: come avrebbe potuto Wilhermina, scoperta in stato di combustione al pianterreno, trasformarsi sul letto in un corpo arso lasciando intatte coperte e lenzuola?

1938:Caso Phyllis Newcombe
Il 27 agosto 1938, a Chelmsford, Essex, mentre stava danzando con grande energia, la 22enne Phyllis Newcombe aveva cominciato molto stranamente a brillare di una luminosità azzurrognola e, dopo un attimo, si era trasformata in una torcia umana, morendo in pochi minuti. Nell’ottobre dello stesso anno, un’altra ragazza di nome Maybelle Andrews, mentre stava allegramente danzando in un night a Soho, col fidanzato Billy Clifford, si incendiò spontaneamente, con le fiamme che si erano sprigionate dalla schiena, dal petto e dalle spalle. Il fidanzato pure si era ustionato tentando di aiutarla e testimoniò che in quella sala non c’era nessuna fiamma libera e che il rogo si era scatenato fuoriuscendo dal corpo della povera Maybelle. Mentre la stavano portando al pronto soccorso, la giovane spirò.

1951:Caso Mary Reeser
brucia.pngL’ultima volta che la 67enne Mary Reeser, vedova, fu vista viva era la sera di domenica 01 luglio 1951. Il figlio, dr. Richard Reeser, e l’affittavola, signora Pansy M. Carpenter, che l’avevano visitata, le augurarono la buonanotte alle ore 21:00, più o meno, e la lasciarono seduta sulla sua sedia a dondolo nel suo appartamento a St. Petersburg, Florida, fumando la sua sigaretta. Il primo segno che qualcosa andava storto fu alle 05:00 di mattina, quando la Carpenter fu svegliata all’improvviso da un acre odore di fumo, e, pensando che fosse la pompa dell’acqua in garage che poteva essersi surriscaldata, cosa che già era successa, era scesa in garage e l’aveva spenta, e quindi era tornata a letto. Alle ore 08:00, fu svegliata ancora da un postino che le recapitò un telegramma diretto alla Reeser. Così firmò per la ricevuta, e si recò nella camera della Reeser…. ma nessuno le venne ad aprire alla porta. La donna allora provò a cercare la maniglia; era rovente! Allarmata corse fuori per cercare aiuto. Accorsero due imbianchini che lavoravano nei paraggi, e, assieme, riuscirono a forzare la porta e ad un primo colpo d’occhio tutto era normale, non c’era traccia di incendio, e la stanza sembrava vuota. Poi la Carpenter aveva notato un grosso buco nel tappeto, proprio nel punto in cui un tempo c’era la poltrona dell’anziana ospite della quale erano rimasti solo pochi brandelli. Nel bel mezzo spiccava un teschio ridotto alla grandezza di una palla da baseball per via di un intenso calore, ed un grosso frammento di fegato, attaccato ad una vertebra. Accanto, c’era un piede ancora infilato in una pantofola di raso, intatto. Uno spettacolo che superava ogni immaginazione! Cosa poteva aver bruciato la povera donna senza danneggiare niente nel resto dell’appartamento? Gli esperti notarono che dovette esserci stata una temperatura pari a 2.500 gradi per cremarla in quel modo. La sigaretta che fumava, anche se avesse acceso i suoi abiti, non avrebbe potuto ridurla così. Un patologo dell’FBI provò con il gasolio ed altri materiali combustibili, ma nessuno pareva adatto. Fu considerato pure un fulmine improvviso, ma quella notte a St. Petersburg non ve ne furono. Pochi mesi dopo l’incidente, il capo della polizia ed il capo dei detectives firmarono una dichiarazione nella quale veniva attribuita la morte della signora Reeser all’essersi addormentata con la sigaretta accesa, che avrebbe incendiato i suoi abiti. Anche se era già stato dimostrato che ciò non sarebbe bastato a cremarla così, la dichiarazione servì per archiviare definitivamente il caso.

1957:Caso Anna Martin
brucia2.pngNel maggio 1957, tale signora Anna Martin fu trovata dal figlio, Samuel, un vigile del fuoco, completamente incenerita a casa loro, in West Philadelphia, Pennsylvania. La stanza era fredda e non c’era nessun fuoco acceso. Joe Nickell, che ha attinto dal libro di Vincent H. Gaddis ‘Mysterious Fires and Lights’ (1967), descrisse le condizioni della donna al momento del ritrovamento: solo il suo torso era incenerito tanto da renderne difficile il riconoscimento. Tutto era stato completamente consumato, tranne le scarpe, e forse pure i piedi. Il corpo era disteso in una zona limitata dove c’erano solo i residui del corpo incendiatosi, e nel seminterrato di una casa a due piani, di fronte ad un forno a carbone. Anche se al momento della scoperta il corpo della donna era freddo, non si può escludere che la donna non avesse causato da sé l’incendio tentando inutilmente di accendere la fornace.

1959:Caso Billy Peterson
Nel dicembre 1959, Billy Peterson fu ritrovato morto nel sedile della sua auto, a Pontiac, Michigan, apparentemente suicidatosi con il monossido di carbonio introdotto nell’abitacolo per mezzo di un tubo collegato allo scappamento. Ma a ben guardare il cadavere, si notarono dei segni di ustioni di terzo grado sul retro delle gambe, e sulle braccia, ma non c’erano altri segni di bruciature attorno al corpo, né sui suoi abiti, né sul sedile dov’era rimasto, né sui peli attorno alle ustioni. Il verdetto ufficiale fu di morte per avvelenamento da monossido di carbonio. Non si fece cenno alle ustioni.

1963:Caso Anziana Signorabrucia3.png
Nel novembre 1963 un’anziana signora di Leeds, Inghilterra, fu ritrovata defunta al centro della sala di casa sua, col corpo completamente bruciato tranne per il suo piede destro. Tranne per i mobili interamente rivestiti da una strana fuliggine e le pareti gonfiate, non c’era altro danno notevole. Una tovaglietta da tè appesa sul portello del forno chiuso aveva un piccolo segno, e la legna giaceva intonsa dentro il forno, secca. Di questo caso parlò Joyce Robin nel suo libro ‘The world’s greatest mysteries’, dicendo che era stato investigato dal dr. D.J. Gee, un conferenziere in medicina forense all’università locale. E ciò che ne rilevò era decisamente esatto: lui pensava che quando la donna era caduta a terra, le braci del focolare avevano dato fuoco ai suoi capelli. Dopo di che il corpo fu lentamente consumato mentre bruciava il suo stesso grasso interno come una candela, poi il tiraggio del camino aveva portato le fiamme verso l’alto impedendo di diffondersi nel resto della stanza.

1965:Caso Anziana Signora
Un caso ben documentato di “effetto stoppino” fu esaminato nel 1965 dal professor Gee, presso il Leeds University Hospital. La vittima era una donna di 85 anni colpita da ictus cerebrale o da infarto e caduta nel caminetto acceso. Il cadavere era bruciato col meccanismo ipotizzato della teoria dell’ effetto stoppino,(che spiegheremo in seguito) tuttavia i resti carbonizzati erano differenti da quelli caratteristici dei casi di combustione umana spontanea.

1966:Casi Willem Ten Bruik,John Greeley e George Turner.
Il 13 marzo 1966, morirono contemporaneamente tre uomini: il diciottenne Willem ten Bruik, John Greeley, e George Turner. Il primo era bruciato al volante della sua auto, a Nijmegen, Olanda. Ma bruciò solo lui, il resto era rimasto completamente intatto. Il secondo, timoniere della nave ‘Ulrich’, fu ritrovato ridotto in cenere a pochi chilometri ad ovest di Finisterre. Mentre il terzo fu trovato carbonizzato vicino ad una ruota del suo camion che era scivolato in un fosso. Come accade in questi fenomeni, tutto quello che era attorno ai tre defunti era rimasto intatto. (il caso è stato analizzato da Michael Harrison che fece degli studi geografici sulla disposizione dei tre corpi,la teoria la trovate in fondo all’articolo)

1966: Il caso di Irving Bentley
Il 5 Dicembre 1966, Gosnell, un addetto dell’azienda del gas di Coudersport, in Pennsylvania, fu insospettito dallo strano odore che proveniva dall’interno della casa di Irving Bentley. Gosnell suonò più volte alla porta senza ottenere una risposta e alla fine decise di entrare. Frugò in tutte le stanze finché non raggiunse il bagno, ma tutto quello che trovò del Dr. John Irving Bentley fu un mucchio di cenere alto parecchi centimetri e un piede ancora calzato, che giaceva all’estremità di un area bruciata di 80-120 cm di diametro. A parte Bentley e i suoi abiti, nient’altro era bruciato nella stanza, inoltre più tardi si apprese che la vittima era stata vista viva pochi minuti prima.

1978:Casi Timoniere Scomparso, George Turner e Commerciante
Tre casi sono addirittura capitati nello stesso giorno: il 7 aprile 1978, al largo delle coste dell’ Irlanda, il comandante in seconda del cargo “Ulrich” si preoccupò per improvvisi movimenti disordinati della nave; con sorpresa scoprì che il timoniere era scomparso. Al suo posto, un mucchietto di ceneri ed un paio di scarpe bruciacchiate. Il cielo perfettamente limpido escludeva ogni possibilità di un fulmine imprevisto. Sempre in quella data, in un paese dell’ Inghilterra, la polizia scoprì, sul sedile di un autocarro rovesciato in un fossato, delle ossa annerite insieme a cenere grassa: era tutto quanto restava dell’ autista, George Turner. I cuscini dell’ autocarro, invece, risultavano appena intaccati dal fuoco.Altri due casi di presunta combustione umana spontanea: dei corpi rimane solo cenere. Sempre lo stesso giorno, vicino a Nimega, in Olanda, in un’ auto intatta si rinvenne ciò che rimaneva del proprietario, un commerciante, “bruciato al di là di ogni possibilità di identificazione”.

1980:Caso Jeanna Winchester
Nell’ottobre 1980, un caso di autocombustione umana fu osservato da vicino. Protagonista una donna pilota, la signora Jeanna Winchester, che, mentre stava viaggiando nella sua auto lungo la Seaboard Avenue, a Jacksonville, Florida, assieme ad un caro amico, Lesile Scott, all’improvviso prese fuoco come dal nulla. La donna, terrorizzata, grida di poter uscire dall’auto. Scott, più spaventato di lei, lasciò la presa sul volante e tentò disperatamente di spegnere le fiamme con le mani. L’auto intanto si schiantò contro un palo del telegrafo. Al centro ustionati, dove furono ricoverati, si appurò che oltre il 20% della donna era rimasto ustionato in modo grave, ma sopravvisse.

1980:Caso Henry Thomas
Uno dei casi più famosi di combustione umana spontanea è quello investigato da John Heymer, un agente della Scientifica in forza al Criminal Investigation Department. In una fredda giornata del 1980 venne chiamato ad investigare un caso di “morte per combustione” avvenuto a Gwent, nel Galles. Entrando nell’ abitazione in cui si era verificato il fatto, Heymer rimase sorpreso dal calore intenso e dall’ umidità eccezionale. C’ era una strana luce arancio-rossastra. Sul tappeto notò un cumulo di cenere bianca brillante: ad un’ estremità c’ erano i piedi, appartenenti ad un individuo di sesso maschile, infilati in un paio di calze bianche: all’altra, un cranio annerito. era quello che rimaneva di Henry Thomas, un uomo di 73 anni. Tranne i due terzi della poltrona sulla quale il povero Thomas doveva essere seduto, nella stanza null’ altro era bruciato. La luminescenza arancione era il risultato della luce elettrica e di quella del giorno che filtravano da uno strato appiccicoso di carne vaporizzata e condensata, saldamente attaccato a qualsiasi oggetto si trovasse nella stanza. Il tappeto e la moquette sotto il cadavere erano carbonizzati solo per alcuni centimetri oltre il bordo del mucchio di cenere. Il medico legale confermò che la poltrona era bruciata solo mentre era a contatto con il corpo, e che quando era crollata, facendo crollare il corpo in fiamme sul pavimento, aveva smesso di bruciare. Gli altri arredi della stanza non avevano preso fuoco poichè l’ ossigeno contenuto nell’ ambiente si era rapidamente esaurito nella vampata iniziale. Inoltre la porta d’ accesso alla stanza era sigillata da una guarnizione contro il freddo ed impediva il ricambio di ossigeno sufficiente ad alimentare la combustione. Allora perchè il corpo continuò a bruciare sino a diventare un mucchietto di cenere bianca? Lo stesso medico avanzò l’ ipotesi che Thomas, non fumatore, prima fosse accidentalmente caduto a testa in giù nel caminetto acceso, prendendo fuoco. Pensò che poi, presumibilmente, fosse tornato a sedersi in poltrona davanti al televisore, bruciando tranquillamente sino alla morte. Questa incredibile ricostruzione dei fatti fu accettata e Heymer rimase stupefatto. Dopo aver soppesato i fatti, si era convinto di essere di fronte ad un caso di combustione umana spontanea. Ne informò i superiori, che respinsero la sua tesi, affermando che le cause della morte erano chiare.
Ma se Henry thomas era davvero caduto nel caminetto, perchè si era seduto in poltrona invece di cercare di spegnere le fiamme? E se non era caduto nel caminetto, come era cominciata la combustione del suo corpo? E perchè nella stanza non era bruciato nient’ altro mentre il cadavere di Thomas era ridotto in cenere?

1980:Caso Il Vagabondo Bailey
Ci sono alcuni testimoni di incendi verificatisi senza ragioni apparenti. Uno di questi è il vigile del fuoco Jack Stacey, che a Londra venne chiamato per l’ incendio di una casa diroccata. La costruzione non aveva nessun danno riconducibile all’ azione del fuoco ma, ispezionando l ‘interno, Stacey s’ imbattè nel corpo incendiato di un vagabondo, conosciuto dagli abitanti del posto con il nome di Bailey. “A livello dell’ addome c’ era uno squarcio di circa 10 centimetri”, ricorda Stacey. “La fiamma usciva da quello spacco con forza, come in una lampada a gas”. Per spegnere quella fiamma, Stacey dovette introdurre l’ idrante nel corpo del vagabondo, estinguendo il fuoco, come disse, alla sua origine. “Non ho alcun dubbio che la combustione sia iniziata all’ interno del corpo”, concluse Stacey. Il caso venne archiviato come “morte dovuta a fiamma ignota”. Il vagabondo Bailey aveva i denti conficcati in una scala di mogano, quindi era vivo quando ha cominciato a bruciare. i vigili del fuoco ebbero bisogno di un palanchino per aprirgli le mascelle.

1982:Caso Jeannie Saffin
brucia4.pngNel 1982, a Edmonton, nei pressi di Londra, Jeannie Saffin, una minorata mentale di 62 anni, prese fuoco mentre era seduta su di uno sgabello di legno nella cucina della sua abitazione. L’ attenzione di suo padre, che era seduto poco distante, venne attratta da un lampo improvviso di luce. Girandosi verso Jeannie, egli vide che era avvolta dalle fiamme, soprattutto sul viso e sulle mani, ma non piangeva nè si agitava. Il padre la spinse sul lavandino e chiamò il cognato che arrivò in tempo per vedere la donna in piedi, con la faccia e l’ addome divorati da vampate di fuoco crepitanti. Le fiamme vennero domate ma la sventurata morì in ospedale. Il cognato di Jeannie, Donald Carrol dichiarò: ” Le fiamme le uscivano dalla bocca come fosse un drago, facendo un rumore come un ruggito”.L’ inchiesta sulla morte di Jeannie venne differita in modo da dare il tempo alla polizia di accertare le cause di quel fenomeno. L’ agente di polizia incaricato di assumere le informazioni non trovò alcuna spiegazione e lo scrisse nella sua relazione; poi disse ai parenti di Jeannie che egli riteneva la loro congiunta vittima di un episodio di combustione umana spontanea.
Il verdetto dell’ inchiesta attribuì il fatto ad una “tragica fatalità”. Il medico legale, dottor J. Burton, disse alla famiglia: “Comprendo i vostri sentimenti ma non posso menzionare per iscritto la combustione umana spontanea, perchè una cosa simile scientificamente non esiste. Nella relazione dovrò parlare di fatalità”.

1986 Caso Uomo
Nel 1986, quando un uomo di 58 anni bruciò nella sua casa di New York, tutto ciò che rimase di lui furono poche ossa e due chili di cenere. Per incenerire un corpo umano in maniera così completa, il fuoco dovrebbe raggiungere una temperatura di 2500 gradi.
Un incendio domestico, capace di distruggere un edificio intero, raggiunge in media una temperatura di 200 gradi.

I resti di Helen Conway, 51 anni, della Pennsylvania.
Come nella maggior parte dei casi di combustione umana spontanea,
il fuoco ha distrutto il corpo e risparmiato le estremità.

SHC (Spontaneous Human Combustion)
PUO’ UN CORPO UMANO PRENDERE IMPROVVISAMENTE FUOCO E DIVENTARE CENERE NEL GIRO DI POCHI MINUTI?

Il fenomeno dell’autocombustione, noto con la sigla anglofona di SHC, Spontaneous Human Combustion, è un evento piuttosto raro, consistente, come si può immaginare, nella combustione di un corpo senza che vi siano possibili fonti che abbiamo generato il rogo. Ci sono alcune caratteristiche proprie di un sospetto fenomeno di autocombustione: innanzitutto il fatto che a bruciare sia soltanto il tronco, mentre le estremità (inferiori e superiori, ma soprattutto le gambe) rimangono illese,questo nella maggior parte dei casi; nei corpi delle vittime di incendi “tradizionali”, le estremità sono le prime a consumarsi. Altro punto interessante dell’autocombustione sta nel fatto che gli abiti e tutto ciò che circonda il corpo difficilmente prendono fuoco. Cosa determina questo incredibile evento? Quali sono le cause apparenti di questo fenomeno? Generalmente si crede che l’autocombustione sia uno di quei fenomeni senza ragione razionale, frutto di avvenimenti paranormali o di furboni che vogliono spaventare la gente,anche se i corpi ritrovati sono di persone realmente vissute;

Le Teorie di Heymer
Nel campo delle ricerche sulla combustione umana spontanea, l’ agente Heymer è uno dei più autorevoli esperti al mondo.Una spiegazione, anche abbastanza plausibile, è possibile secondo l’uomo, il fenomeno non sarebbe molto diverso dalle cause che determinano un tumore: alla base di tutto sta un malfunzionamento del corpo umano. Veniamo alla spiegazione. All’interno del corpo e delle cellule, nello specifico, l’energia necessaria alla sopravvivenza degli organi è prodotta dai mitocondri, minuscoli organi del citoplasma, che producono energia attraverso reazioni chimiche. Ora, è possibile che, per un malfunzionamento, il mitocondrio non si comporti come dovrebbe, rilasciando troppa energia: così idrogeno ed ossigeno che alimentano le reazioni chimiche andrebbero ad alimentare un’”esplosione”. In seguito, all’interno della cellula, gli altri mitocondri esploderebbero come in una reazione a catena. Il tutto provocherebbe l’esplosione dell’intera cellula, che, a sua volta, andrebbe ad alimentare un’altra reazione a catena volta a portare combustione all’intero tessuto. Un’ipotesi abbastanza plausibile (non troppo irrazionale) soprattutto per chi abbia un minimo di conoscenza medica. Molti scienziati si oppongono alla teoria dell’SHC ritenendo che tutti i fenomeni di combustione dubbia siano da ricondurre all’”effetto stoppino”. Questo fenomeno consiste nella combustione del grasso corporeo e dagli abiti del malcapitato (si è notato che con abiti sintetici il fenomeno tende ad accentuarsi) che, a contatto con la fiamma, si incendiano funzionando appunto come uno stoppino. Ma è lo stesso Heymer a confutare questa convinzione: nei roghi spiegabili con l’effetto stoppino, le ossa sono completamente incombuste, mentre nei casi ritenuti di autocombustione le ossa non sopravvivono al rogo. Inoltre, i roghi derivanti dall’effetto stoppino richiederebbe molto più tempo, circa 24 ore, rispetto all’SHC, molto più rapido.

Configurazione dell’effetto stoppino

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Negli ambienti scientifici si ritiene di poter spiegare i casi di combustione umana spontanea con la teoria del cosiddetto “effetto stoppino”: se un uomo è obeso ed è vestito con vari strati di indumenti infiammabili, questi ultimi funzioneranno da “stoppino” esterno, permettendo al grasso del corpo di bruciare come una candela. Se poi il contatto con una fiamma molto calda è sufficientemente prolungato e nell’ ambiente c’ è una buona fonte di ossigeno, allora non è necessario che la vittima sia obesa.

La Teoria del Dott. Wilton Krogman
doc.pngPer il dottor Wilton Krogman, che si è interessato di molti casi di combustione spontanea, occorre una temperatura di almeno 1650 °C per bruciare un corpo umano; un tale calore ridurrebbe tutto in fiamme in un raggio considerevole e potrebbe incendiare una casa. Ma i casi di combustione umana spontanea risparmiano sovente l’ ambiente circostante. Si noti inoltre che il fuoco intenso di un forno crematorio impiega ore ed ore per incenerire le carni di un corpo umano, mentre le ossa rimangono praticamente intatte,al contrario la combustione umana spontanea
riduce in cenere anche le ossa delle vittime. Uno dei più importanti argomenti a favore della combustione umana spontanea è proprio il fatto che nemmeno i forni crematori riescono ad incenerire completamente i cadaveri. Le ossa bruciate che rimangono dopo la cremazione devono essere ulteriormente frantumate con una macchina chiamata “cremulator”. La cenere che ne risulta è grigia, e non bianca. Le ceneri dei corpi dei casi di autocombustione sono solitamente di color bianco candido o bianco brillante, fatto indicativo di una temperatura molto più elevata dei 900 gradi di un forno crematorio.Per incenerire un corpo umano in maniera così completa, il fuoco dovrebbe raggiungere una temperatura di 2500 gradi.Un incendio domestico, capace di distruggere un edificio intero, raggiunge in media una temperatura di 200 gradi.

brucia5.pngCorpo bruciato di un vecchio soldato in un fienile ad Aberdeen. In condizioni normali invece le estremità sono le prime a bruciare.brucia6.png

Un caso di combustione spontanea: la testa e le spalle della vittima sono intatte così come l’ arredamento intorno, mentre il resto del corpo si è dissolto in cenere.

Teoria di Michael Harrison
Michael Harrison evidenzia una curiosità legata a collegamenti geografici del caso dei tre uomini morti il marzo 1966,secondo la sua teoria questi erano alle estremità di un triangolo equilatero i cui lati erano lunghi 340 miglia, intendendo dire che la superficie terrestre potrebbe emettere essa stessa delle scariche di energia elettrica, secondo un ignoto schema triangolare.

Teoria del professor Beach
Il defunto professor Beach, del Politecnico di Brooklin, riteneva che le sventurate vittime di casi di combustione umana spontanea fossero soggetti particolarmente predisposti ad accumulare elettricità statica e, al contrario della stragrande maggioranza degli esseri umani, il loro organismo non la “scaricava” , fino a che non “esplodevano” per il sovraccarico.
Ci sono, dunque, degli esseri umani dalla complessa costituzione fisiologica, esseri elettrodinamici, così carichi di energia da risultare vittime potenziali di combustione spontanea, o addirittura tali da poter essere definiti “bombe umane”?

Ovviamente per quanto riguarda i casi segnalati nei secoli scorsi non è consentito formulare ipotesi plausibili: infatti è più che possibile che fenomeni a quei tempi giudicati inesplicabili avrebbero potuto trovare una spiegazione logica se fossero accaduti ai giorni nostri. Troppo spesso nelle cronache del passato si narrano come fantastici episodi del tutto chiari alla luce delle moderne conoscienze scientifiche. Molto più perplessi lasciano i casi accaduti dal 1900 ad oggi e specialmente i più recenti, cui nessun esperto è riuscito a dare una spiegazione: oltretutto si tratta di una casistica troppo scarsa perchè si possa applicare ad essa il metodo statistico al fine di individuare gli elementi comuni alle presunte autocombustione umane, così da poter risalire alle cause.

Teoria di Harrison e Larry Arnold
Harrison, in una sua pubblicazione, sospettò che il fenomeno fosse dovuto a forti correnti bioelettriche che attraversano il corpo, menzionando casi di soggetti che risultavano essere vere e proprie batterie viventi. Ma probabilmente si trattava di semplice elettricità elettrostatica. Un altro ricercatore, tale Larry Arnold, sul numero del 1982 della rivista Frontiers of Scienze presentò una teoria in cui entravano in gioco “correnti di energia tellurica”che continuamente, a detta dello scienziato, solcano continuamente la crosta terrestre. Il fine era abbastanza comune: un cortocircuito di queste tensioni sarebbe la causa principale dello scoccare della scintilla, mediato in qualche modo da una condizione mentale particolare.

Altre Teorie
Alcuni scienziati hanno pensato ad una specie di “dissoluzione” fisica, conseguente all’ assunzione di certi medicinali, però le inchieste relative ai casi di combustione umana spontanea hanno spesso dimostrato che le vittime non prendevano nessun tipo di medicinale.
Inoltre alcuno sostengono l’ ipotesi che i casi di combustione umana spontanea si spiegherebbero con lo stato di assorbimento alcolico particolarmente pronunciato delle vittime.In condizioni normali, il corpo umano non brucia molto bene, perché costituito per l 80% di acqua. Ha bisogno di un “accelerante” come benzina. Su questo preambolo si sono concentrate le indagini, visto che casi di combustione umana spontanea si verificarono dopo feste o party, allorché gli studiosi ipotizzarono la possibile presenza di alte dosi di alcool nei tessuti dei soggetti,in questo caso sarebbe sufficiente una scintilla per farle bruciare,tuttavia si sono verificati altri casi le cui vittime avevano sempre bevuto solo acqua. Altri ritengono che una elevata percentuale di massa grassa possa essere causa di questo evento,ma spesso si sono verificati anche casi dove le vittime non erano grasse.Ma ci sono altre come quelle dei fulmini globulari e delle forze magnetiche,ma nessuna è suffragata da prove tangibili.

Scientificamente parlando…
Scientificamente parlando, è bene restare con i piedi per terra! studiando la fisiologia cellulare, si comprende che la cellula ha un sistema di produzione di energia. Come una vera e propria centrale, trasforma le sostanze nutritive in energia. I mitocondri forniscono il fabbisogno energetico a tutto il corpo attraverso piccole reazioni chimiche, capaci di generare notevole energia.
Ora, in condizioni particolari, se questo meccanismo non dovesse funzionare a dovere, potrebbe rilasciare troppa energia e troppo in fretta, cosi da scindere ossigeno ed idrogeno (con trasformazione delle molecole di NAD+ in NADH).

In Formule:
Per ogni molecola di acetilCoa in entrata nel ciclo di krebs, vengono liberati 5 atomi di idrogeno, alcuni elettroni di quest’ultimi vengono catturati da tre molecole di NAD+ che si riducono in NADH più una di FAD a sua volta FADH2; successivamente, queste molecole neo formate rilasceranno l’idrogeno in passaggi complicati, al fine ultimo di ottenere energia sottoforma di ATP). Colpiti da tale mole energetica, gli altri mitocondri lì vicino esploderebbero causando una reazione a catena. La cellula esplode in mille pezzi ed in pochi minuti scoccherebbe la scintilla. Un volta innescato il processo, i grassi presenti nel corpo, sciogliendosi in presenza di calore, impregnerebbero i vestiti che continuerebbero a bruciare come lo stoppino di una candela, fino al completo esaurimento dei tessuti adiposi della vittima. Gli accumuli di grasso, solitamente localizzati nel tronco piuttosto che negli arti, spiegherebbero il perché le estremità sono solite scampare alla violenza delle fiamme, e come la massima situazione di incenerimento si localizzerebbe a livello addominale. Il mistero si infittisce pensando che la temperatura di un possibile focolaio di questo tipo raggiunge circa i 600 °, sufficienti a consumare tessuti e muscoli, ma sicuramente insufficienti per bruciare il tessuto osseo…

Concludendo…
Nella storia abbiamo notato che la maggioranza delle persone colpite sono donne, il che potrebbe far ipotizzare un coinvolgimento dell’assetto ormonale (le donne fisiologicamente sono più grasse degli uomini, questo è dovuto fondamentalmente alla presenza maggiore di ormoni femminili rispetto al testosterone; giustamente, la donna in gravidanza deve assicurare al feto il giusto nutrimento). La stranezza è che i materiali potenzialmente infiammabili che si trovavano nelle vicinanze erano intatti; il che fa pensare alla presenza di notevole energia in un brevissimo tempo! Il residuo rinvenuto a terra è giallastro, di consistenza grassa e dolciastro (come quello che cola durante un bel barbecue casalingo, probabilmente dovuto ai grassi!) ed insieme a questo troviamo finissime polveri dal colore bianco brillante dovute ad una rapidissima combustione delle ossa. A conclusione di questo mio lunghissimo articolo voglio solo dire che è difficile credere in tutti quegli eventi che richiedono alla nostra mente di uscire dagli schemi razionali,la religione ne è un esempio,ma anche concetti come le dimensioni dell’universo e l’esistenza della vita stessa,quando ci si trova dinanzi a tale tematiche spesso la prima reazione è il rifiuto più assoluto e la principale causa non è l’evento in sé,ma il fatto che esista qualcosa che non possiamo e non sappiamo come spiegare. Però questi eventi si sono verificati molte volte nella storia quindi mi sembra difficile credere che possano essere frutto di un inganno,anche perché sono convinto che in tal caso gli scienziati più attenti sarebbero stati in grado di risalire alla causa razionale dell’evento,quindi,che dire,sin dal primo caso documentato risalente al lontano 1725 e nei 24 casi che ho ricordato sopra nessuno è stato in grado di spiegare cosa in realtà succede quando un corpo prende fuoco spontaneamente,molti casi sono stati archiviati come”morti dovute a fiamma ignota” o “interventi divini” oppure “fulmini a cel sereno”o ancora “ fatalità”,il mistero è destinato a rimanere insoluto,un po’ di ceneri, di ossa e molto fumo, è tutto quello che resta di un essere umano dopo una combustione spontanea.…credeteci o meno

… intanto là fuori qualcuno continua a bruciare di fuoco proprio…

…il mistero continua…

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